per chi vuole, deve o crede di cambiare lavoro

venerdì 17 luglio 2009

martedì 7 luglio 2009

Un "giochino" per valutare il tuo stipendio

Per avere una idea di come è messo il vostro stipendio rispetto a un possibile riferimento di mercato, andate su: http://www.quantomipagano.com/index.asp

Ovviamente, si tratta solo di un valore indicativo ...

lunedì 6 luglio 2009

Scheda per tenere memoria dei colloqui svolti

E’ importante tenere una memoria dei colloqui fatti per poter affrontare un secondo colloquio nella stessa realtà, fare confronti fra diverse ipotesi e perfezionare meglio il proprio progetto professionale, in relazione alle risposte del mercato.



CHECK COLLOQUIO

Azienda……, il …..,
contatto: mi ha cercato? l’ho cercata io? Ho risposto all’inserzione che allego? Ho telefonato? Altro ?
Posizione offerta ….
Parlato con ……………ruolo


BREVE DESCRIZIONE POSIZIONE OFFERTA


PROGETTI


PUNTI FORTI


PUNTI DEBOLI


CONDIZIONI OFFERTE


In generale cosa me ne è parso


Come ci si è lasciati


Aree da approfondire


SUCCESSIVI ALTRI CONTATTI

Nome persone presenti…, data….

Contenuti/commenti

Come si è rimasti

Come gestire la trattativa economica

E' un momento importante, perché pone anche le premesse per il futuro professionale. Bene quindi parlare di stipendio, ma anche di inquadramento e di sviluppi professionali in generale. Anche i benefits possono migliorare in modo interessante la proposta, soprattutto per i livelli medi/alti. In alcuni casi farà parte del pacchetto offerto, anche un premio fisso o variabile legato al raggiungimento dei risultati ottenuti oppure l'offerta di stock options (azioni aziendali).
Ovviamente il vostro potere contrattuale dipenderà dalla vostra forza sul mercato del lavoro e quindi dall'appetibilità della vostra candidatura in generale. Potrete dettare condizioni se avete una professionalità particolare, rara o molto richiesta e già un lavoro interessante. In questi casi potreste addirittura riportare già nel curriculum il vostro stipendio attuale, così da non essere contattati da realtà non interessate. Sarete, invece meno forti se la vostra storia non è particolare e se non avete ancora una occupazione. In questo caso, meglio chiedere la proposta e provare a trattare non tanto sulla cifra, quanto piuttosto sui tempi per un eventuale passaggio di livello o incremento. Per esempio potreste chiedere se la proposta può essere rivista dopo 6 mesi o un anno e nel caso, adeguata alle capacità manifestate. Spesso le grandi aziende hanno griglie di gestione dei dipendenti piuttosto rigide, perché devono soddisfare anche un principio di equità interna. Quindi potrete trattare solo minimamente (a meno che non vi rendiate conto che hanno proprio bisogno di voi). Più margine di trattativa nelle piccole, in cui, però, i livelli sono generalmente più bassi e le prospettive più limitate.
Ovviamente, a parità di condizioni, un contratto di assunzione "vale" di per se stesso di più rispetto a una collaborazione.Non trattate di stipendio, vacanze e sviluppi se non prima di aver definito con precisione la posizione organizzativa prospettata.E' sempre meglio chiedere una proposta al vostro interlocutore piuttosto che proporgliela voi. Se dovete "uscire allo scoperto" fate attenzione a definire con realismo la cifra da chiedere: non si fa una buona impressione a puntare troppo in alto per poi accettare una cifra molto inferiore. Per avere un riferimento di mercato potete visitare: http://quantomipagano.corriere.it/main.htmAlcune ipotesi Se passate da una realtà ad un'altra, per lo stessa tipologia di mestiere/posizione. Generalmente si chiede un incremento del 20%. Meglio, però, non attenersi rigidamente a questa indicazione perché molto dipende anche: · dalle vostre capacità e potenzialità· dal mercato delle retribuzioni · dallo stipendio che percepite (che potrebbe già essere "fuori mercato" in senso positivo o negativo)· dalla difficoltà a reperire persone con le vostre competenze · dalla politica retributiva dell'azienda· dalla vostra urgenza di trovare una nuova occupazioneSe avete perso il lavoro Certamente non vi trovate in una situazione di particolare forza contrattuale, ma dipende anche dal vostro interlocutore e della coerenza fra la nuova posizione e il vostro precedente mestiere.Se cambiate realtà e mestiere Chi vi assume non acquisisce competenze e abilità immediatamente trasferibili nel nuovo ruolo. Non è corretto, quindi utilizzare come riferimento la retribuzione già percepita. Potrebbe esservi conveniente anche un cambio alla pari o addirittura perdere alcune posizioni, se questo vi permette di reimpostare la vostra storia professionale.Se siete al vostro primo lavoro Non potete che accettare la retribuzione/remunerazione prospettata. Casomai trattate sui tempi di revisione (economica e di livello) o sulla formazione.

estratto dal mio libro: Donne, cercare, cambiare e trovare lavoro, edito da Etas

Come scrivere una lettera di accompagnamento al cv

La lettera di accompagnamento al curriculum non è necessaria, ma è certamente uno strumento utile soprattutto per chi desidera proporsi per una area specifica non automaticamente prevista rispetto alla sua preparazione scolastica (per esempio un geometra che vuole occuparsi di commerciale, un laureato in lettere che si propone per la direzione del personale…,). o alla esperienza già conseguita (per esempio un traduttore che vuole proporsi come venditore)

La lettera di accompagnamento comunque valorizza ogni curriculum in quanto focalizza l’oggetto della comunicazione e propone, se ben impostata, gli elementi a sostegno della propria candidatura e evidenzia le coerenze fra il proprio bagaglio scolastico e esperienziale e le caratteristiche conosciute almeno a grandi linee (è il caso di una risposta a una inserzione) o ipotizzate per ricoprire la posizione a cui si propone.
Nulla a che fare con una ”lettera formale di cortesia”, ma invece una vera e propria “lettera commerciale” che può aiutarci a proporci dando più forza alla nostra professionalità.

L’ESPERTO

La lettera di accompagnamento non è obbligatoria. Nessuno si stupirà se non la allegherete al vostro curriculum, ma ogni selezionatore apprezzerà chi ha avuto l’attenzione e la cura di aggiungerla.
Se la vostra storia professionale è un po’ complicata oppure se desiderate cambiare professione, la lettera diventa ancora più importante e si rileverà lo strumento fondamnentale per comunicare con efficacia e chiarezza focalizzando fra i tanti gli aspetti che davvero potrebbero interessare il vostro interlocutore.


La lettera di accompagnamento è, quindi, “l’area intelligente” del curriculum.
E’ lo strumento attraverso cui proporre la propria professionalità in modo che l’interlocutore possa identificare rapidamente le eventuali coerenze con le sue necessità.
Per scrivere una lettera di accompagnamento efficace basta avere una avvertenza: ricordarsi di centrare la propria attenzione sul destinatario e quindi sui suoi bisogni (non sulle nostre aspirazioni!).

Quindi, se nel curriculum si schematizzano le proprie caratteristiche e esperienze in modo oggettivo (anche se non perdendo mai di vista la focalizzazione all’interlocutore e quindi dando pesi diversi ad aspetti diversi rispetto alla posizione a cui ci si riferisce), nella lettera di accompagnamento si propongono le “motivazioni all’acquisto” che dovrebbero spingere chi ci legge a incontrarci per approfondire la conoscenza. Proprio come un buon venditore non si limita a presentare il prodotto, ma cerca di capire i bisogni del cliente per proporgli una soluzione.


Una guida per impostare una lettera di accompagnamento efficace:

1) Riporta l’oggetto chiaro della lettera (o della mail) e quindi Riferimento alla vostra inserzione numero 75 pubblicata dal Corriere della Sera il 5 maggio oppure Proposta di candidatura neolaureato area finanza


1) Considera 3 coerenze oggettive (scolarità e/o esperienze) che ti sembra possano renderti un candidato interessante per l’area o posizione a cui ti proponi. Non considerare perché quel ruolo ti piace, ma focalizza quali potrebbero essere le “convenienze” per il tuo interlocutore e quindi gli aspetti che potrebbero tranquillizzarlo sul fatto che saresti in grado di soddisfare la posizione. Più semplice nel caso tu risponda a una inserzione o comunque sappia qual è la posizione in gioco, meno se ti proponi spontaneamente.

1.a……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
perché…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
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2.a……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
perché………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….
3.a……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
perché………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….

Altre eventuali
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· imposta un testo di 8/10 righe con un linguaggio chiaro, preciso e non burocratico utilizzando come scaletta l’esame delle 3 competenze ……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….
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· Termina con i saluti e la firma (nome e cognome, non il titolo)

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estratto dal mio libro Promuovere se stessi, edito da Il sole 24ore

Cambiare restando

Prima di rivolgersi al mercato del lavoro esterno, soprattutto in un periodo di crisi quale quello che stiamo vivendo in questo periodo, converrebbe valutare eventuali possibilità di crescita e di sviluppo all’interno dell’azienda in cui già si lavora. Chi infatti più dell’azienda in cui si è già data buona prova di se potrebbe darci la fiducia di cimentarci su altri ruoli e sviluppare quella che, nelle considerazioni che abbia fatto in precedenza, abbiamo definito una carriera orizzontale affacciandoci a ruoli limitrofi?

Per chiedere uno sviluppo bisogna però presentarsi con una idea chiara rispetto alla posizione a cui si desidera puntare. La richiesta non deve suonare <>, ma piuttosto <>

Nel pensare ai propri sviluppi bisogna considerare non solo percorsi di crescita verticale, ma anche orizzontale sapendo che se vuoi cambiare mestiere forse sarà più disponibile a scommettere sulle tua possibilità la tua azienda che già ti conosce e che sa che nelle situazioni nuove sai cimentarti, piuttosto che una che ti contatta da mercato.

Se quindi la posizioni che ricopri nella tua azienda non ti interessa più o comunque la senti ormai “stretta”, autosponsorizzati! Studia bene il progetto e identifica la situazione giusta per chiedere. Se nella tua azienda c’ è un sistema di valutazione annuale, quella potrebbe essere la situazione giusta per candidarti, altrimenti considera comunque un periodo tranquillo (ma alcune forse invece vorranno giocare la carta al rialzo proprio in momenti di particolare stress lavorativo, momenti in cui l’azienda fa più fatica a dire di no a una collaboratrice particolarmente coinvolta in un progetto urgente. Dipende dallo stile che si ha).

Domande da fare al capo per capire meglio

Quando il capo cambia, non accontentarti delle voci di corridoio su di lui. Chiedi un incontro ufficiale e arriva preparata, con in mano il planning dei progetti che stai seguendo per chiedere conferma delle priorità e del modus operandi. Se ti trovi a scegliere tra un vecchio e un nuovo lavoro, non farti sedurre dal nome dell’azienda o dall’incarico, ma valuta il tuo potenziale superiore obbiettivamente. Perché puoi acciuffare il posto migliore del mondo ma se il capo ti tarpa le ali o è incompetente, andare in ufficio non sarà gradevole.
Qual è il mio ruolo? Quali sono i miei obiettivi? Pretendere chiarezza. Se è vago su questi due punti fondamentali, campanello d’allarme; rischi di lavorare alla cieca.Che autonomia ho? Chiedere chiaramente, magari aiutandosi con esempi, a quale punto e in quali casi il capo si aspetta che tu chieda un’autorizzazione a procedere.
Fondamentale per evitare discussioni o prevaricazioni. In cosa ho sbagliato? Cosa avrei dovuto fare, invece? Se ti rendi conto di aver commesso un errore, vai da lui e chiedi un feedback completo. Otterrai due risultati: ammettere l’errore e ridurre le possibilità di incomprensioni future.
Nei meeting, preferisce che io intervenga o ne parli dopo con lei? Le riunioni, interne o esterne, sono una classica fonte di discussione. Si evitano domandando al superiore che profilo dobbiamo adottare.