L'azienda è in crisi: si parla di tagli. Cosa succede al lavoratore?
Per operai, impiegati e quadri di società con oltre 15 dipendenti, le prospettive sono cassa integrazione guadagni straordinari (per criticità strutturali e durature) e mobilità (in caso di tagli). La Cigs non può superare i 36 mesi nell'arco di un quinquennio, mentre la mobilità può durare da 12 a 36 mesi al centro-nord e un anno in più al sud.
In entrambi i casi si riceve un "assegno" mensile: «Per tutto il periodo di cassa integrazione è poco meno di 810 euro netti per chi non raggiungeva i 1.857,48 euro lordi mensili e poco più di 971 netti per chi li superava», spiega Paolo Citterio, presidente di Gidp.«Lo stesso discorso vale per il primo anno di mobilità, dopo l'importo scende del 20%». Se la società ha meno di 15 dipendenti, i lavoratori in uscita (anche i dirigenti) hanno diritto, invece, a un'indennità di disoccupazione (varia all'incirca dal 60% al 40% della retribuzione lorda) per 8 o 12 mesi, a seconda che abbiano meno o più di 50 anni. Come sottolinea Citterio, «in questo periodo, come durante la Cigs e la mobilità, è prevista la copertura contributiva».
Iolanda Barera
Corriere della Sera
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martedì 21 luglio 2009
Licenziamento: regole e lettera
Il licenziamento individuale ha precise regole anche a livello di forma. E sono importanti al punto che, se anche una sola di queste non viene rispettata, il provvedimento non ha valore. Innanzitutto è richiesta la forma scritta, tranne che per casi particolari come per i lavoratori domestici. E, in linea generale, nella lettera di licenziamento dovrebbero essere indicate le motivazioni. Se non ci fossero, l’interessato può richiederle (per iscritto) entro 15 giorni e l’azienda deve fornirle entro sette.
«Quando il licenziamento avviene per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, per ragioni, cioè, riconducibili a fatti rilevanti sotto il profilo disciplinare— aggiunge Paolo Citterio, presidente dell’Associazione di direttori delle risorse umane Gidp — è indispensabile che il datore di lavoro, prima di procedere, invii al lavoratore una lettera di contestazione dove spiega le mancanze per cui ritiene d’incolparlo». In questo caso, il dipendente ha cinque giorni (se il contratto collettivo non stabilisce diversamente) per fornire le proprie giustificazioni, verbalmente (magari assistito da un sindacalista) o per iscritto. «A quel punto — ricorda Citterio — il datore di lavoro deve comminare il provvedimento entro il tempo massimo deciso dal Ccnl, per esempio, nel caso dei meccanici (il contratto più diffuso), entro sei giorni».
Iolanda Barera
Corriere della Sera
«Quando il licenziamento avviene per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, per ragioni, cioè, riconducibili a fatti rilevanti sotto il profilo disciplinare— aggiunge Paolo Citterio, presidente dell’Associazione di direttori delle risorse umane Gidp — è indispensabile che il datore di lavoro, prima di procedere, invii al lavoratore una lettera di contestazione dove spiega le mancanze per cui ritiene d’incolparlo». In questo caso, il dipendente ha cinque giorni (se il contratto collettivo non stabilisce diversamente) per fornire le proprie giustificazioni, verbalmente (magari assistito da un sindacalista) o per iscritto. «A quel punto — ricorda Citterio — il datore di lavoro deve comminare il provvedimento entro il tempo massimo deciso dal Ccnl, per esempio, nel caso dei meccanici (il contratto più diffuso), entro sei giorni».
Iolanda Barera
Corriere della Sera
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