Non è certo sufficiente il semplice titolo (segretaria, esperto marketing, direttore) per capire cosa si nasconda dietro ad una posizione. Infatti, a una uguale definizione possono in realtà nascondersi ruoli e contenuti professionali diversi.Non accontentatevi di una presentazione generica e frettolosa. Chiedete informazioni precise che vi permettano di chiarire il ruolo anche grazie a esempi di progetti concreti o, per posizioni meno complesse, di descrizioni della giornata tipo.
Ecco di seguito alcune variabili per inquadrare una posizione organizzativa.
L'azienda* Quando è nata e come si è sviluppata?* Chi è il proprietario?* Qual è il suo andamento economico?* Quanti sono i dipendenti e come vanno le assunzioni?* Quali sono i suoi prodotti o i suoi servizi?* Quali sono le tipicità e criticità di questa data azienda o del suo mercato in generale?* Come è impostato l’ organigramma generale dell’azienda.
La posizione Come è inserita all'interno della struttura organizzativa generale dell'azienda?* In che direzione è inserita? * Da chi dipende il capo? * Da quali funzioni dipende? * Quali sono le funzioni che a questa fanno capo? * Quali posizioni ricoprono i colleghi? Quali sono le caratteristiche principali della posizione?* qual è il titolo della posizione? * quale sarà l'attività che vi trovereste concretamente a svolgere? * quale sarà il vostro principale obiettivo? * quali saranno i vostri compiti? * quali saranno i progetti da svolgere? * lavorerete da soli, in coppia o in gruppo?
L'inquadramento e la retribuzione * Qual è il contratto proposto?* Nel caso di assunzione, a che livello sarete inseriti?* Qual è la remunerazione oppure la retribuzione annuale e lorda (non mensile netta che potrebbe generare confusione, il numero di mensilità può essere differente da contratto a contratto, ma la somma non cambia!). * Oltre al fisso, esiste anche un variabile? * Come è definito e per quali importi?
domenica 5 luglio 2009
Carriera verticale o carriera orizzontale?
Se fino a poco tempo fare “fare carriera” equivaleva a salire i gradini professionali della scala gerarchica della propria famiglia professionale (ad eccezione delle carriere top per le quali era previsto sempre si sviluppassero esperienze nelle funzioni organizzative strategiche) oggi lo è sempre meno. Ristrutturazioni, acquisti e fusioni unite a strutture organizzative sempre più piatte e all’esigenza di essere sempre più reattivi e in ascolto del “nuovo” ha fatto sì che i profili professionali possano (e in alcuni casi debbano) svilupparsi trasversalmente. Si parla in questi casi di carriere orizzontali contrapponendole a quella verticali (come esemplificato dalle tabelle riportate).
A titolo esemplificativo, una venditrice di un’azienda di medio-grandi dimensioni che fino a qualche anno fa aveva di fronte a sé una sola strada: crescere e diventare Venditrice esperta, per poi Account manager e quindi Responsabile vendite, oggi invece potrebbe trovarsi di fronte a due possibilità diverse che le permetterebbero comunque di mettere a frutto le competenze sviluppate e cioè operare nella stessa funzione e quindi nelle Vendite, ma ricoprendo ruoli diversi oppure cambiare area su posizioni quali l’analista di marketing o il team leader nel customer care oppure allargando lo spettro delle sue conoscenze ultima.
E’ evidente che il passaggio è più facile se si passa da funzione a funzione limitrofa, mentre sarà più arduo passare a una funzione organizzativamente più lontana e con la quale non si hanno legami di vicinato. In questo caso infatti le aree di scopertura fra quanto si sa e quanto si dovrebbe sapere molto probabilmente saranno più ampie e forse si tratterebbe anche il caso di investire in modo massiccio in un intervento di formazione. Quando quindi si pensa al proprio progetto professionale oggi quindi non si ha una unica strada già segnata ma ipotesi diverse da valutare rispetto alle proprie inclinazioni, alle opportunità, al mercato e alle competenze già sviluppate. Una cosa però deve essere chiara: se ci si propone sul mercato nella stra maggioranza di casi ci sentiremo rivolgere una proposta coerente all’esperienza già sviluppata, se vogliamo cambiare mestiere dobbiamo prestare molta attenzione oltre che al progetto (e quindi valutare se coerente con le nostre conoscenze/competenze) anche al messaggio da inviare e quindi al cv, alla lettera di accompagnamento e a come gestire il colloquio di selezione.
A titolo esemplificativo, una venditrice di un’azienda di medio-grandi dimensioni che fino a qualche anno fa aveva di fronte a sé una sola strada: crescere e diventare Venditrice esperta, per poi Account manager e quindi Responsabile vendite, oggi invece potrebbe trovarsi di fronte a due possibilità diverse che le permetterebbero comunque di mettere a frutto le competenze sviluppate e cioè operare nella stessa funzione e quindi nelle Vendite, ma ricoprendo ruoli diversi oppure cambiare area su posizioni quali l’analista di marketing o il team leader nel customer care oppure allargando lo spettro delle sue conoscenze ultima.
E’ evidente che il passaggio è più facile se si passa da funzione a funzione limitrofa, mentre sarà più arduo passare a una funzione organizzativamente più lontana e con la quale non si hanno legami di vicinato. In questo caso infatti le aree di scopertura fra quanto si sa e quanto si dovrebbe sapere molto probabilmente saranno più ampie e forse si tratterebbe anche il caso di investire in modo massiccio in un intervento di formazione. Quando quindi si pensa al proprio progetto professionale oggi quindi non si ha una unica strada già segnata ma ipotesi diverse da valutare rispetto alle proprie inclinazioni, alle opportunità, al mercato e alle competenze già sviluppate. Una cosa però deve essere chiara: se ci si propone sul mercato nella stra maggioranza di casi ci sentiremo rivolgere una proposta coerente all’esperienza già sviluppata, se vogliamo cambiare mestiere dobbiamo prestare molta attenzione oltre che al progetto (e quindi valutare se coerente con le nostre conoscenze/competenze) anche al messaggio da inviare e quindi al cv, alla lettera di accompagnamento e a come gestire il colloquio di selezione.
Il prima, durante e il dopo colloquio di selezione
Al colloquio di selezione spesso ci si presenta impreparati. Sembra strano a dirsi, ma succede il più delle volte: il candidato preoccupato e teso, sottovaluta il suo ruolo e si limita a una gestione passiva dell’incontro. Si sente osservato e non anche osservatore, selezionato e non anche selezionatore. Si tratta di un grave errore perché solo partecipando consapevolmente e attivamente all’incontro si potranno cogliere gli spunti per valorizzare la propria storia e, aspetto certo non secondario, si sapranno acquisire gli elementi per valutare se la proposta è in linea con le nostre aspirazioni.
Prepararsi a questo incontro richiede metodo, tempo e energia lungo un processo che parte prima e finisce dopo, sia che da parte del candidato che del selezionatore.
PRIMA: PREPARARSI AL COLLOQUIO
1)Focalizzare il proprio patrimonio professionale o esperienziale. Che si sia giovani al primo lavoro piuttosto che senior con anni di esperienza, sarà sempre buona cosa ripercorrere la propria storia ed avere la memoria fresca su dati e fatti, anche quelli che potrebbero sembrare secondari. Un attento bilancio personale e professionale sarà indispensabile per percorrere le tappe successive.
2) Considerare i propri obiettivi professionali e di carriera. Al di là del fatto che si stia stati contattati direttamente o ci si sia proposti sul mercato, è sempre importante darsi un progetto professionale. Aver presente quindi cosa si ricerca e per quali ragioni, soprattutto se si ha già una solida esperienza alle spalle e si potrebbe commettere l’errore di lasciare il vecchio posto per uno meno interessante. E’ bene comunque che anche chi è al primo impiego, abbia le idee chiare (o almeno non vaghe) sull’attività che desidererebbe svolgere piuttosto che scegliere solo rispetto alle offerte che riceverà. Darsi un progetto, non significa innamorarsene ciecamente! Ma darsi anche la possibilità strada facendo di cambiare idea, ma consapevolmente.
3) Fare luce sulle proprie esigenze e vincoli anche personali e considerare per quali offerte si sarebbe disposti eventualmente a barattarle. Un’altra bussola per orientarsi sarà proprio dare voce al proprio cuore “Mi sono appena laureato e voglio sforzarmi di cercare un lavoro interessante continuando a vivere nella mia città, prima di considerare l’ipotesi di trasferirmi”, piuttosto che un “Non ne posso più di viaggiare in continuazione, cerco un lavoro che mi permetta di stare di più con i miei figli”.
4) Informarsi sull’azienda (prodotti/mercati/numeri/concorrenti ect) e/o sulla società di consulenza che gestirà l’incontro (prassi/clienti/ metodi.)
5) Considerare quale potrebbe essere l’offerta. Provate a riflettete sul ruolo che credete (o conoscete anche solo se per somme linee se avete risposto a una inserzione o ricevuto una comunicazione trasparente) vi potrebbero offrire e su come questo potrebbe declinarsi data quella specifica azienda sapete nel caso di risposta a una inserzione o convocazione chiara) vi potrebbero offrire e su come potrebbe essere declinato in quella azienda specifica. Anche in questo caso sarà utile valutare se fra chi si conosce, direttamente o indirettamente, c’ è chi può aiutarvi. Ma, non fidatevi troppo e confrontate i commenti con le informazioni che avete raccolto. Non tutti i testimoni sono attendibili!
6) Confrontatevi rispetto a questo ipotetico ruolo e chiedetevi:
a) rispetto al vostro progetto.
Quali aspetti di questa posizione potrebbero interessarmi? Sono in linea con le mie aspettative? In quali punti si distanziano? Quali aspetti potrebbero essere critici e difficili da gestire? Su quali aspetti invece credo di non aver problemi? Quali i rischi?
b) rispetto al vostro interlocutore
Quali fra le mie esperienze/conoscenze/progetti potrebbero interessargli, dato il suo prodotto/mercato/clienti/tipologia di azienda etc? Quali invece potrebbero non convincerlo e come potrei giocarli al meglio? Quali aspetti potrebbero rendermi particolarmente interessante? Che caratteristiche potrebbero avere i miei concorrenti e come posso valorizzarmi rispetto a loro?
7) Informatevi su chi vi selezionerà: è un uomo del personale, quello che potrebbe essere il nostro futuro capo o collega di funzione, un consulente, uno psicologo? I registri da tenere infatti sono diversi e si entrerà più nel dettaglio delle esperienze se si ha di fronte qualcuno dell’area in cui potremmo essere inseriti, meno se si dialogherà con un esperto di selezione.
8) Considerate come e cosa raccontare di voi e preparatevi soprattutto alle prime classiche domanda: “Mi parli di lei”, “Mi racconti delle sue esperienze professionali”, “Perché ha fatto questi studi” . Potreste trovarvi a dover rispondere senza avere ancora idea del ruolo proposto, in questo caso vi manterrete più sulle generali altrimenti ovviamente evidenzierete soprattutto quanto potrebbe interessare il vostro interlocutore in relazione alle sue esigenze.
9) Fate mente locale alle più comuni domande di selezione e sperimentatevi, un po’ di fluidità, non guasta mai
DURANTE: IL GIORNO DEL COLLOQUIO
1)Ripassate mentalmente una vostra scaletta di autopresentazione
2) Riconsiderate ipotesi che avete fatto rispetto alle eventuali coerenze fra voi e la posizione.
3) Portate con voi un vostro curriculum, anche se molto probabilmente vi faranno compilare un questionario interno, vi sarà comunque utile per non fare conteggi
4) Presentatevi puntuali all'appuntamento, casomai avvertite
5) Focalizzatevi sul vostro interlocutore:
Chi è, quale ruolo ricopre e quindi a quali aspetti presterà più attenzione.
Osservatelo e considerate il suo approccio (all’inizio del colloquio bisognerà seguire il suo stile di conduzione poi, casomai, meno
6) Prestate attenzione a cogliete bene gli elementi della proposta professionale in particolare concentratevi su:
la posizione in azienda, cioè a che livello è inserita, da chi dipende e chi, eventualmente, gestisce.
i contenuti dell'attività che potranno essere definiti da:
- obiettivi da raggiungere
- progetti/attività in atto
- progetti/attività future
- criteri di misurazione risultati
- margini di autonomia
- sviluppi dell'attività
l'inquadramento previsto (attenzione, in Italia ci sono diversi contratti con inquadramenti diversi fate attenzione ad avere capito bene il livello di inserimento).
la retribuzione che è sempre da considerare annua lorda e mai mensile netta (anche in questo caso i diversi trattamenti potrebbero generare equivoci)
Non introducete, però, voi l’argomento retribuzione e inquadramento, se non alla fine del colloquio
7) Se alcuni aspetti non sono chiari, chiedete spiegazioni o dettagli, soprattutto per dimensionare e capire bene il ruolo che vi si prospetta. Il grado di approfondimento sarà maggiore se ci si trova di fronte al quello che potrebbe essere il nostro futuro capo o qualcuno comunque della funzione, piuttosto che se il nostro interlocutore è un consulente.
8) Cercate di instaurare un buon rapporto con il selezionatore
Evidenziate chiaramente gli aspetti di coerenza fra voi e la posizione prospettata, anche se non vi è richiesto esplicitamente. Trovate però "coerenze intelligenti e reali" e non a tutti i costi. Nel fare questo vi saranno di grande aiuto le riflessioni fatte nella fase del “prima del colloquio”. Denunciate anche (ricordando però sempre l’ottica di vendita) gli eventuali aspetti critici o aree scoperte, alleggerendole magari proponendo come superarli. Questa vostra capacità critica piacerà molto, perché e importante trovarsi di fronte a un candidato consapevole anche delle sue scoperture rispetto all’offerta.
A rigore, non rifiutatevi di rispondere a nessuna domanda, piuttosto circoscrivetela.
9) Terminato il colloquio, tornati a casa o in ufficio, stendete una breve nota su come sono andate le cose, sull’offerta, su come vi siete lasciati, sui dubbi e sulle certezze, sui pro e i contro eventualmente anche rispetto al lavoro che già avete.
DOPO: L'ATTESA, VIGILE
1)Riflettete sulla proposta che vi è stata fatta, raccogliete eventualmente altri dati, confrontatevi con conoscenti o amici che potrebbero aiutarvi nella valutazione. Considerate quali potrebbero essere i buoni motivi per farvi cambiare azienda e quali i rischi.
3) Considerate se avete voglia/interesse per un secondo colloquio o le informazioni che avete vi fanno già ritenere la proposta poco interessante.
3) Anche se vi sembra di essere piaciuti, non interrompete la vostra ricerca e se avete altri contatti portateli avanti. Soprattutto se siete al primo lavoro, continuate a promuovervi, potreste infatti aver convinto, ma la scelta ricadere su un altro candidato.
4)Aspettate che il selezionatore si faccia vivo e non sommergetelo di telefonate. Se non vi contatta significa che non ha ancora novità oppure che non siete il candidato che fa al suo caso. Sentitelo solo se dovete prendere urgentemente una decisione: per esempio un’altra azienda vi ha fatto una proposta e dovete decidere in tempi brevi. Non giocate questa carta ad arte per dar l’impressione di essere particolarmente ricercati!
5) Preparatevi per un eventuale secondo colloquio con la stessa realtà. Ora che sapete della posizione potrete ancora più efficacemente riflettere sulle coerenze individuando e proponendo le migliori "motivazioni all'acquisto". Potrete anche considerare meglio, e quindi proporre, come superare eventuali vostre lacune.
6) Valutate come impostare l’eventuale trattativa economica, se non se ne avete già parlato.
Prepararsi a questo incontro richiede metodo, tempo e energia lungo un processo che parte prima e finisce dopo, sia che da parte del candidato che del selezionatore.
PRIMA: PREPARARSI AL COLLOQUIO
1)Focalizzare il proprio patrimonio professionale o esperienziale. Che si sia giovani al primo lavoro piuttosto che senior con anni di esperienza, sarà sempre buona cosa ripercorrere la propria storia ed avere la memoria fresca su dati e fatti, anche quelli che potrebbero sembrare secondari. Un attento bilancio personale e professionale sarà indispensabile per percorrere le tappe successive.
2) Considerare i propri obiettivi professionali e di carriera. Al di là del fatto che si stia stati contattati direttamente o ci si sia proposti sul mercato, è sempre importante darsi un progetto professionale. Aver presente quindi cosa si ricerca e per quali ragioni, soprattutto se si ha già una solida esperienza alle spalle e si potrebbe commettere l’errore di lasciare il vecchio posto per uno meno interessante. E’ bene comunque che anche chi è al primo impiego, abbia le idee chiare (o almeno non vaghe) sull’attività che desidererebbe svolgere piuttosto che scegliere solo rispetto alle offerte che riceverà. Darsi un progetto, non significa innamorarsene ciecamente! Ma darsi anche la possibilità strada facendo di cambiare idea, ma consapevolmente.
3) Fare luce sulle proprie esigenze e vincoli anche personali e considerare per quali offerte si sarebbe disposti eventualmente a barattarle. Un’altra bussola per orientarsi sarà proprio dare voce al proprio cuore “Mi sono appena laureato e voglio sforzarmi di cercare un lavoro interessante continuando a vivere nella mia città, prima di considerare l’ipotesi di trasferirmi”, piuttosto che un “Non ne posso più di viaggiare in continuazione, cerco un lavoro che mi permetta di stare di più con i miei figli”.
4) Informarsi sull’azienda (prodotti/mercati/numeri/concorrenti ect) e/o sulla società di consulenza che gestirà l’incontro (prassi/clienti/ metodi.)
5) Considerare quale potrebbe essere l’offerta. Provate a riflettete sul ruolo che credete (o conoscete anche solo se per somme linee se avete risposto a una inserzione o ricevuto una comunicazione trasparente) vi potrebbero offrire e su come questo potrebbe declinarsi data quella specifica azienda sapete nel caso di risposta a una inserzione o convocazione chiara) vi potrebbero offrire e su come potrebbe essere declinato in quella azienda specifica. Anche in questo caso sarà utile valutare se fra chi si conosce, direttamente o indirettamente, c’ è chi può aiutarvi. Ma, non fidatevi troppo e confrontate i commenti con le informazioni che avete raccolto. Non tutti i testimoni sono attendibili!
6) Confrontatevi rispetto a questo ipotetico ruolo e chiedetevi:
a) rispetto al vostro progetto.
Quali aspetti di questa posizione potrebbero interessarmi? Sono in linea con le mie aspettative? In quali punti si distanziano? Quali aspetti potrebbero essere critici e difficili da gestire? Su quali aspetti invece credo di non aver problemi? Quali i rischi?
b) rispetto al vostro interlocutore
Quali fra le mie esperienze/conoscenze/progetti potrebbero interessargli, dato il suo prodotto/mercato/clienti/tipologia di azienda etc? Quali invece potrebbero non convincerlo e come potrei giocarli al meglio? Quali aspetti potrebbero rendermi particolarmente interessante? Che caratteristiche potrebbero avere i miei concorrenti e come posso valorizzarmi rispetto a loro?
7) Informatevi su chi vi selezionerà: è un uomo del personale, quello che potrebbe essere il nostro futuro capo o collega di funzione, un consulente, uno psicologo? I registri da tenere infatti sono diversi e si entrerà più nel dettaglio delle esperienze se si ha di fronte qualcuno dell’area in cui potremmo essere inseriti, meno se si dialogherà con un esperto di selezione.
8) Considerate come e cosa raccontare di voi e preparatevi soprattutto alle prime classiche domanda: “Mi parli di lei”, “Mi racconti delle sue esperienze professionali”, “Perché ha fatto questi studi” . Potreste trovarvi a dover rispondere senza avere ancora idea del ruolo proposto, in questo caso vi manterrete più sulle generali altrimenti ovviamente evidenzierete soprattutto quanto potrebbe interessare il vostro interlocutore in relazione alle sue esigenze.
9) Fate mente locale alle più comuni domande di selezione e sperimentatevi, un po’ di fluidità, non guasta mai
DURANTE: IL GIORNO DEL COLLOQUIO
1)Ripassate mentalmente una vostra scaletta di autopresentazione
2) Riconsiderate ipotesi che avete fatto rispetto alle eventuali coerenze fra voi e la posizione.
3) Portate con voi un vostro curriculum, anche se molto probabilmente vi faranno compilare un questionario interno, vi sarà comunque utile per non fare conteggi
4) Presentatevi puntuali all'appuntamento, casomai avvertite
5) Focalizzatevi sul vostro interlocutore:
Chi è, quale ruolo ricopre e quindi a quali aspetti presterà più attenzione.
Osservatelo e considerate il suo approccio (all’inizio del colloquio bisognerà seguire il suo stile di conduzione poi, casomai, meno
6) Prestate attenzione a cogliete bene gli elementi della proposta professionale in particolare concentratevi su:
la posizione in azienda, cioè a che livello è inserita, da chi dipende e chi, eventualmente, gestisce.
i contenuti dell'attività che potranno essere definiti da:
- obiettivi da raggiungere
- progetti/attività in atto
- progetti/attività future
- criteri di misurazione risultati
- margini di autonomia
- sviluppi dell'attività
l'inquadramento previsto (attenzione, in Italia ci sono diversi contratti con inquadramenti diversi fate attenzione ad avere capito bene il livello di inserimento).
la retribuzione che è sempre da considerare annua lorda e mai mensile netta (anche in questo caso i diversi trattamenti potrebbero generare equivoci)
Non introducete, però, voi l’argomento retribuzione e inquadramento, se non alla fine del colloquio
7) Se alcuni aspetti non sono chiari, chiedete spiegazioni o dettagli, soprattutto per dimensionare e capire bene il ruolo che vi si prospetta. Il grado di approfondimento sarà maggiore se ci si trova di fronte al quello che potrebbe essere il nostro futuro capo o qualcuno comunque della funzione, piuttosto che se il nostro interlocutore è un consulente.
8) Cercate di instaurare un buon rapporto con il selezionatore
Evidenziate chiaramente gli aspetti di coerenza fra voi e la posizione prospettata, anche se non vi è richiesto esplicitamente. Trovate però "coerenze intelligenti e reali" e non a tutti i costi. Nel fare questo vi saranno di grande aiuto le riflessioni fatte nella fase del “prima del colloquio”. Denunciate anche (ricordando però sempre l’ottica di vendita) gli eventuali aspetti critici o aree scoperte, alleggerendole magari proponendo come superarli. Questa vostra capacità critica piacerà molto, perché e importante trovarsi di fronte a un candidato consapevole anche delle sue scoperture rispetto all’offerta.
A rigore, non rifiutatevi di rispondere a nessuna domanda, piuttosto circoscrivetela.
9) Terminato il colloquio, tornati a casa o in ufficio, stendete una breve nota su come sono andate le cose, sull’offerta, su come vi siete lasciati, sui dubbi e sulle certezze, sui pro e i contro eventualmente anche rispetto al lavoro che già avete.
DOPO: L'ATTESA, VIGILE
1)Riflettete sulla proposta che vi è stata fatta, raccogliete eventualmente altri dati, confrontatevi con conoscenti o amici che potrebbero aiutarvi nella valutazione. Considerate quali potrebbero essere i buoni motivi per farvi cambiare azienda e quali i rischi.
3) Considerate se avete voglia/interesse per un secondo colloquio o le informazioni che avete vi fanno già ritenere la proposta poco interessante.
3) Anche se vi sembra di essere piaciuti, non interrompete la vostra ricerca e se avete altri contatti portateli avanti. Soprattutto se siete al primo lavoro, continuate a promuovervi, potreste infatti aver convinto, ma la scelta ricadere su un altro candidato.
4)Aspettate che il selezionatore si faccia vivo e non sommergetelo di telefonate. Se non vi contatta significa che non ha ancora novità oppure che non siete il candidato che fa al suo caso. Sentitelo solo se dovete prendere urgentemente una decisione: per esempio un’altra azienda vi ha fatto una proposta e dovete decidere in tempi brevi. Non giocate questa carta ad arte per dar l’impressione di essere particolarmente ricercati!
5) Preparatevi per un eventuale secondo colloquio con la stessa realtà. Ora che sapete della posizione potrete ancora più efficacemente riflettere sulle coerenze individuando e proponendo le migliori "motivazioni all'acquisto". Potrete anche considerare meglio, e quindi proporre, come superare eventuali vostre lacune.
6) Valutate come impostare l’eventuale trattativa economica, se non se ne avete già parlato.
Il colloquio di gruppo
Per valutare giovani laureati e diplomati senza esperienza professionale, parecchie aziende e società di ricerca inseriscono nell'iter del processo di selezione anche il colloquio o dinamica di gruppo. Questa prova aiuta il selezionatore a cogliere le capacità di relazione dei candidati e quindi a poter dedurre come potrebbero inserirsi nell' azienda, relazionare con diverse funzioni e lavorare in gruppo. Aspetti che difficilmente si riuscirebbero a cogliere solo attraverso il classico colloquio a due. E' una tappa importante del percorso per l' identificazione della persona da assumere e concorre a formulare il giudizio finale.In alcuni casi, integrata ad altre prove e giudizi, può essere utilizzata anche per valutare lo sviluppo di carriera di un dipendente. In questo caso si costituirà un gruppo fra colleghi.Le diverse tipologie Il colloquio di gruppo può essere organizzato secondo due diverse formule:
+dinamica strutturata
+dinamica destrutturata
Si tratta di dinamica strutturata quando il selezionatore propone al gruppo un preciso caso da esaminare, prima individualmente e poi da discutere in gruppo. Due le varianti: un caso aziendale coerente con la posizione eventualmente da ricoprire ( una piano di marketing per futuri commerciali, un'analisi di bilancio per amministrativi) oppure un caso irreale scollegato dal contesto (è un caso ormai classico quello di un equipaggio sulla luna).
La dinamica destrutturata, invece, non prevede l'assegnazione di un caso. Il selezionatore definisce un arco di tempo che i partecipanti possono gestire, in gruppo, come preferiscono, rendendone poi i risultati. Decisamente più ansiogena, è utilizzata soprattutto nei casi in cui si deve valutare anche la creatività e la reattività generale dei candidati. Un consiglio: non impantanarsi in discussioni sulla politica estera o peggio ancora sul senso del lavoro, sulle proprie motivazioni o altri argomenti generici. Meglio invece proporre un argomento che permetta a tutti di "giocare" insieme, per esempio: organizzare un viaggio, arredare la stanza dove si è in previsione di una festa etc.
Come e' organizzato Si convocano 10/12 persone, anche candidate anche per posizioni diverse, e le si riunisce intorno a un tavolo. A queste viene sottoposto un caso che dovrà essere esaminato prima individualmente e poi discusso in gruppo, entro tempi definiti (dinamica strutturata) oppure lasciato del tempo, da organizzare (dinamica destrutturata).Uno o più selezionatori osservano i lavori e prendono nota di quanto succede.Diverso il caso del colloquio in gruppo, in cui si chiede semplicemente ai partecipanti di presentarsi e di raccontare le proprie aspettative, ma non è previsto un momento di interazione fra i presenti.
Cosa valuta il selezionatore Sia nel caso della dinamica strutturata che destrutturata, l'attenzione è puntata soprattutto sulle relazioni che si instaurano fra i partecipanti e secondariamente anche sulla metodologia che viene seguita per affrontare il caso.Non è il numero degli interventi a contare, quanto piuttosto la capacità di proporre e contemporaneamente di ascoltare, la capacità di accogliere argomentazioni e opinioni altrui, ma anche saper convincere.Le caratteristiche più interessanti da osservare durante il lavoro di gruppo, sono quindi le capacità relazionali in generale, la leadership, la qualità degli interventi e la metodologia di analisi e di risoluzione. Altro elemento importante è costituito dall' attenzione ai tempi e dal rispetto delle istruzioni assegnate.
+dinamica strutturata
+dinamica destrutturata
Si tratta di dinamica strutturata quando il selezionatore propone al gruppo un preciso caso da esaminare, prima individualmente e poi da discutere in gruppo. Due le varianti: un caso aziendale coerente con la posizione eventualmente da ricoprire ( una piano di marketing per futuri commerciali, un'analisi di bilancio per amministrativi) oppure un caso irreale scollegato dal contesto (è un caso ormai classico quello di un equipaggio sulla luna).
La dinamica destrutturata, invece, non prevede l'assegnazione di un caso. Il selezionatore definisce un arco di tempo che i partecipanti possono gestire, in gruppo, come preferiscono, rendendone poi i risultati. Decisamente più ansiogena, è utilizzata soprattutto nei casi in cui si deve valutare anche la creatività e la reattività generale dei candidati. Un consiglio: non impantanarsi in discussioni sulla politica estera o peggio ancora sul senso del lavoro, sulle proprie motivazioni o altri argomenti generici. Meglio invece proporre un argomento che permetta a tutti di "giocare" insieme, per esempio: organizzare un viaggio, arredare la stanza dove si è in previsione di una festa etc.
Come e' organizzato Si convocano 10/12 persone, anche candidate anche per posizioni diverse, e le si riunisce intorno a un tavolo. A queste viene sottoposto un caso che dovrà essere esaminato prima individualmente e poi discusso in gruppo, entro tempi definiti (dinamica strutturata) oppure lasciato del tempo, da organizzare (dinamica destrutturata).Uno o più selezionatori osservano i lavori e prendono nota di quanto succede.Diverso il caso del colloquio in gruppo, in cui si chiede semplicemente ai partecipanti di presentarsi e di raccontare le proprie aspettative, ma non è previsto un momento di interazione fra i presenti.
Cosa valuta il selezionatore Sia nel caso della dinamica strutturata che destrutturata, l'attenzione è puntata soprattutto sulle relazioni che si instaurano fra i partecipanti e secondariamente anche sulla metodologia che viene seguita per affrontare il caso.Non è il numero degli interventi a contare, quanto piuttosto la capacità di proporre e contemporaneamente di ascoltare, la capacità di accogliere argomentazioni e opinioni altrui, ma anche saper convincere.Le caratteristiche più interessanti da osservare durante il lavoro di gruppo, sono quindi le capacità relazionali in generale, la leadership, la qualità degli interventi e la metodologia di analisi e di risoluzione. Altro elemento importante è costituito dall' attenzione ai tempi e dal rispetto delle istruzioni assegnate.
Il colloquio con il futuro capo
Nel corso dell'iter di selezione incontrerete anche il vostro futuro capo. In alcune situazioni si tratterà del primo colloquio, in altre invece seguirà quello con la direzione del personale o con la società di consulenza che si è occupata della ricerca.Lo stile da adottare, come pure le informazioni da dare e da richiedere, variano rispetto ai diversi interlocutori. Inutile soffermarsi con il futuro capo sull' inquadramento e sulla retribuzione (che eventualmente tratterete con lui più avanti casomai il personale non accettasse la vostra richiesta), come poco efficace è chiedere a chi si occupa di selezione i dettagli sul ruolo prospettato.Quali argomenti trattare quando si incontra il responsabile della funzione?Essenziale è concentrarsi sulla posizione offerta. Bisognerà raccogliere i dati per dimensionarla, per capirne i progetti e le criticità e quindi saper presentare le proprie esperienze professionali in generale focalizzando gli aspetti più coerenti con il ruolo prospettato.Altro elemento da osservare è il capo stesso, le sue caratteristiche e più in generale il suo "stile". La sintonia, quando si lavora gomito a gomito, non è un dettaglio.
Cosa raccontare
1) Se siete alla vostra prima esperienza di lavoro Presentate la vostra storia scolastica e universitaria, spiegate i motivi della scelta, raccontate quali materie o esami avete preferito e date un giudizio critico sul vostro lavoro di tesi.Se avete maturato esperienze di stage, presentate nel dettaglio le attività che avete svolto. Non dimenticate di raccontare anche eventuali lavoretti estivi o occasionali (ufficiali o non) anche se vi sembrano distanti dal lavoro che oggi potreste svolgere. Prestate attenzione alla posizione offerta e chiedete eventuali informazioni e dati aggiuntivi.
2) Se avete già maturato esperienze professionali Trattate, nel dettaglio e con il linguaggio adatto, la vostra storia professionale. Precisate progetti, strumenti, metodologie e risultati prodotti. Evidenziate soprattutto gli aspetti della vostra esperienza più coerenti con la posizione che vi stanno prospettando e con l'azienda.
Una bozza di scaletta potrebbe essere:a) aziende/ studi dove avete lavoratob) dimensionamento delle posizioni ricoperte (concentrandosi sull'ultima su quella più coerente)c) descrizione delle posizioni in termini di:- compiti- obiettivi- progetti- responsabilità- problematiche- budget- numero di persone gestite- relazioni esterne- motivi che vi hanno fatto, eventualmente, cambiare lavoro- analisi critica della professionalità che avete accumulato.
Al vostro futuro capo interessano solo in seconda battuta le vostre aspirazioni e ambizioni. Per prima cosa vuole valutare le vostre competenze per vedere come queste potrebbero essere trasferite nella nuova posizione.Cercate, quindi, di capire con precisione il ruolo che vi viene prospettato così da poter proporre la vostra esperienza nel migliore dei modi.
Cosa raccontare
1) Se siete alla vostra prima esperienza di lavoro Presentate la vostra storia scolastica e universitaria, spiegate i motivi della scelta, raccontate quali materie o esami avete preferito e date un giudizio critico sul vostro lavoro di tesi.Se avete maturato esperienze di stage, presentate nel dettaglio le attività che avete svolto. Non dimenticate di raccontare anche eventuali lavoretti estivi o occasionali (ufficiali o non) anche se vi sembrano distanti dal lavoro che oggi potreste svolgere. Prestate attenzione alla posizione offerta e chiedete eventuali informazioni e dati aggiuntivi.
2) Se avete già maturato esperienze professionali Trattate, nel dettaglio e con il linguaggio adatto, la vostra storia professionale. Precisate progetti, strumenti, metodologie e risultati prodotti. Evidenziate soprattutto gli aspetti della vostra esperienza più coerenti con la posizione che vi stanno prospettando e con l'azienda.
Una bozza di scaletta potrebbe essere:a) aziende/ studi dove avete lavoratob) dimensionamento delle posizioni ricoperte (concentrandosi sull'ultima su quella più coerente)c) descrizione delle posizioni in termini di:- compiti- obiettivi- progetti- responsabilità- problematiche- budget- numero di persone gestite- relazioni esterne- motivi che vi hanno fatto, eventualmente, cambiare lavoro- analisi critica della professionalità che avete accumulato.
Al vostro futuro capo interessano solo in seconda battuta le vostre aspirazioni e ambizioni. Per prima cosa vuole valutare le vostre competenze per vedere come queste potrebbero essere trasferite nella nuova posizione.Cercate, quindi, di capire con precisione il ruolo che vi viene prospettato così da poter proporre la vostra esperienza nel migliore dei modi.
Il colloquio con la direzione del personale
Nel corso dell'iter di selezione si incontrano interlocutori diversi. Non si tratterà però di repliche di uno stesso canovaccio perchè la dinamica fra due persone è sempre diversa e perché ognuno, rispetto al ruolo che ricopre, cercherà di indagare il candidato da un diverso punto di vista.
Obiettivo del colloquio con la direzione del personale La direzione del Personale è la funzione organizzativa responsabile della gestione dei dipendenti e quindi anche del processo di selezione che gestirà insieme al capo diretto della persona che si sta ricercando. Il Personale presterà attenzione soprattutto alle caratteristiche di personalità, alle aspettative e alle potenzialità mentre il futuro capo si concentrerà nel dettaglio sulle esperienze e fornirà precise informazioni sulla posizione. Insieme, quindi, contribuiranno a scegliere il candidato migliore considerando entrambi i fattori: preparazione, attitudini e personalità.A volte il potere di uno prevale sull'altro, ma in linea di massima la decisione dovrebbe essere di entrambi, proprio perché il loro accordo offre maggiori garanzie sulla copertura complessiva della posizione organizzativa.
Come presentarsi La prima scrematura dei curricula e quindi il primo incontro potrebbe essere anche con un selezionatore junior.Assolutamente vietato il <>. Fate piuttosto attenzione a presentare la vostra esperienza in modo che, anche chi è troppo giovane d'azienda e spesso laureato in materie umanistiche, riesca a comprendere la vostra storia professionale. Al bando gerghi e sigle, non lo colpirete di più. Anzi, il rischio è che, magari sentendosi a disagio non vi chieda spiegazioni e quindi, non riuscendo a decodificare la vostra storia, vi ritenga un candidato poco interessante. Ma, anche nel caso incontriate il direttore del personale o il responsabile della selezione, essere precisi e chiari faciliterà l'incontro. Nel presentarvi, quindi, non entrate tanto nel merito di ogni singola esperienza, quanto piuttosto fornite un quadro generale entro cui riportare la professionalità complessiva che avete via via acquisito. Poi, casomai, entrerete nel merito dei diversi aspetti.
Alcune domande tipiche
ad un giovane:- Mi racconta di lei?- Che mestiere/professione desidera fare?- Quali sono le sue aspettative?- Quali sono i suoi punti di forza e di debolezza?- Perché si è laureato/diplomato in… - (nel caso di studi fuori corso) Come mai il suo percorso scolastico/universitario è stato più lungo del previsto?- Quali attività ha svolto durante gli studi?- Perché ha mandato il curriculum a noi?
ad una persona con esperienza:- Mi racconta di lei e della sua preparazione? - Quali informazioni ha della nostra azienda? - Perché desidera cambiare realtà? - Quali sono stati i motivi per cui ha precedentemente cambiato azienda? - Quali sono le sue aspettative di carriera? - Qual è la sua richiesta retributiva?
Obiettivo del colloquio con la direzione del personale La direzione del Personale è la funzione organizzativa responsabile della gestione dei dipendenti e quindi anche del processo di selezione che gestirà insieme al capo diretto della persona che si sta ricercando. Il Personale presterà attenzione soprattutto alle caratteristiche di personalità, alle aspettative e alle potenzialità mentre il futuro capo si concentrerà nel dettaglio sulle esperienze e fornirà precise informazioni sulla posizione. Insieme, quindi, contribuiranno a scegliere il candidato migliore considerando entrambi i fattori: preparazione, attitudini e personalità.A volte il potere di uno prevale sull'altro, ma in linea di massima la decisione dovrebbe essere di entrambi, proprio perché il loro accordo offre maggiori garanzie sulla copertura complessiva della posizione organizzativa.
Come presentarsi La prima scrematura dei curricula e quindi il primo incontro potrebbe essere anche con un selezionatore junior.Assolutamente vietato il <
Alcune domande tipiche
ad un giovane:- Mi racconta di lei?- Che mestiere/professione desidera fare?- Quali sono le sue aspettative?- Quali sono i suoi punti di forza e di debolezza?- Perché si è laureato/diplomato in… - (nel caso di studi fuori corso) Come mai il suo percorso scolastico/universitario è stato più lungo del previsto?- Quali attività ha svolto durante gli studi?- Perché ha mandato il curriculum a noi?
ad una persona con esperienza:- Mi racconta di lei e della sua preparazione? - Quali informazioni ha della nostra azienda? - Perché desidera cambiare realtà? - Quali sono stati i motivi per cui ha precedentemente cambiato azienda? - Quali sono le sue aspettative di carriera? - Qual è la sua richiesta retributiva?
Il colloquio con la società di ricerca
L’azienda può appoggiarsi a una società di ricerca e selezione esterna per diversi motivi:
riservatezza, non vuol fare sapere di voler assumere un nuovo dipendente. Le ragioni potrebbero essere: il titolare della posizione non sa ancora che lo si vuole destinare ad altro incarico oppure non si vogliono ricevere “pressioni” dall’interno o dall’esterno.
difficoltà a trovare candidati con profili difficilmente recuperabili sul mercato del lavoro e quindi ci si affida ad una società di head hunter (cacciatori di testa) che dovrebbe avere un archivio aggiornato di persone da “stanare”.
mancanza dello specialista nella selezione del personale all’interno.
periodo di forte carico di lavoro.
politica aziendale che prevede che alcuni livelli di collaboratori siano prima filtrati da specialisti esterni.Il fatto che una ricerca sia affidata a una società di ricerca e selezione non ci dice, quindi, nulla sul livello e sulla serietà generale della ricerca.Non è mai il consulente esterno a decidere chi assumere; il suo compito è quello di selezionare una rosa di candidati coerente con la posizione vacante da presentare al futuro capo e alla direzione del personale dell’azienda. In alcuni casi la società di ricerca si limita anche solo alla selezione su carta dei curricula lasciando tutte le altre fasi all’azienda.Il professionista della società di consulenza certamente è molto preparato nell’indagine del profilo psicologico del candidato dato l’ampio numero di candidati che incontra ogni giorno. Può essere invece meno ferrato sul contenuto professionale da esaminare anche se alcune aziende danno mandato solo a professionisti che conoscono molto bene e alcune volte provengono proprio da esperienze dirette nel settore specifico. Non aspettatevi, però, da lui una precisa descrizione dell’azienda e della posizione, che rimanderete invece ai colloqui con lo specialista del personale e soprattutto con il vostro futuro capo o con un vostro futuro collega.Durante il colloquio con la società di selezione dovete acquisire quegli elementi di base che vi permettano di inquadrare sommariamente la proposta tanto da permettervi di valutare se valga la pena di fissare un secondo colloquio.Come comportarsi Presentare le coerenze fra voi e la posizione offerta, ma anche raccontare in modo più esteso e meno circoscritto la vostra storia professionale per eventuali altre offerte che il consulente potrebbe farvi .Se vi rendete conto che il vostro profilo non è adatto alla posizione, cambiate rotta per valutare insieme altre opportunità.Ricordatevi di inviare eventuali aggiornamenti del vostro curriculum allegando una lettera di accompagnamento indirizzata a chi vi ha selezionato.
riservatezza, non vuol fare sapere di voler assumere un nuovo dipendente. Le ragioni potrebbero essere: il titolare della posizione non sa ancora che lo si vuole destinare ad altro incarico oppure non si vogliono ricevere “pressioni” dall’interno o dall’esterno.
difficoltà a trovare candidati con profili difficilmente recuperabili sul mercato del lavoro e quindi ci si affida ad una società di head hunter (cacciatori di testa) che dovrebbe avere un archivio aggiornato di persone da “stanare”.
mancanza dello specialista nella selezione del personale all’interno.
periodo di forte carico di lavoro.
politica aziendale che prevede che alcuni livelli di collaboratori siano prima filtrati da specialisti esterni.Il fatto che una ricerca sia affidata a una società di ricerca e selezione non ci dice, quindi, nulla sul livello e sulla serietà generale della ricerca.Non è mai il consulente esterno a decidere chi assumere; il suo compito è quello di selezionare una rosa di candidati coerente con la posizione vacante da presentare al futuro capo e alla direzione del personale dell’azienda. In alcuni casi la società di ricerca si limita anche solo alla selezione su carta dei curricula lasciando tutte le altre fasi all’azienda.Il professionista della società di consulenza certamente è molto preparato nell’indagine del profilo psicologico del candidato dato l’ampio numero di candidati che incontra ogni giorno. Può essere invece meno ferrato sul contenuto professionale da esaminare anche se alcune aziende danno mandato solo a professionisti che conoscono molto bene e alcune volte provengono proprio da esperienze dirette nel settore specifico. Non aspettatevi, però, da lui una precisa descrizione dell’azienda e della posizione, che rimanderete invece ai colloqui con lo specialista del personale e soprattutto con il vostro futuro capo o con un vostro futuro collega.Durante il colloquio con la società di selezione dovete acquisire quegli elementi di base che vi permettano di inquadrare sommariamente la proposta tanto da permettervi di valutare se valga la pena di fissare un secondo colloquio.Come comportarsi Presentare le coerenze fra voi e la posizione offerta, ma anche raccontare in modo più esteso e meno circoscritto la vostra storia professionale per eventuali altre offerte che il consulente potrebbe farvi .Se vi rendete conto che il vostro profilo non è adatto alla posizione, cambiate rotta per valutare insieme altre opportunità.Ricordatevi di inviare eventuali aggiornamenti del vostro curriculum allegando una lettera di accompagnamento indirizzata a chi vi ha selezionato.
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